lunedì 18 febbraio 2013

Imu: ecco i dati sul 2012.


Sono stati resi finalmente disponibili i dati relativi all’imposta municipale unica (Imu) del 2012. A fornirli è stato il dipartimento delle Finanze, ponendo così fine a stime e congetture rivelatesi poi non pienamente attendibili.

Stando al comunicato del dipartimento, nel corso del 2012 l’Imu avrebbe pesato per complessivi 23,7 miliardi di euro, di cui 9,9 miliardi di euro per l’acconto e 13,8 miliardi di euro per il saldo. Di questi, gli oramai “noti” 4 miliardi di euro sono relativi alla sola prima casa, mentre la restante parte fa riferimento a immobili diversi dall’abitazione principale.

Sulla base del dato complessivo fornito dal dipartimento, è piuttosto semplice cercare di comprendere quale sia stato il peso dell’Imu sulle singole abitazioni principali. L’Imu sulla prima casa ha infatti interessato 17,8 milioni di contribuenti, in grado di versare mediamente 225 euro: di questi, 3,4 miliardi di euro sono stati ottenuti applicando l’aliquota statale standard del 4 per mille, mentre gli altri 600 milioni di euro derivano dalla fruizione dei margini di autonomia concessi ai Comuni che – ricordiamo – hanno la facoltà di incrementare l’aliquota base del 2 per mille.

Il vero colpo basso arriva tuttavia per le imprese. Sempre secondo i dati forniti dal dipartimento delle finanze, infatti, da tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale sarebbero giunti 17,9 miliardi di euro, con un contribuente su tre che dichiara di aver versato meno di 200 euro. Grave lo scenario per i soggetti diversi dalle persone fisiche (fondamentalmente, le imprese), che hanno pagato Imu nella misura media di 9.313 euro.

I dati forniti dal dipartimento giungono nel mezzo della campagna elettorale che giunge oramai nelle fasi più calde. È molto probabile che tali elementi rilevatori possano essere utilizzati come strumento di promozione dei propri programmi elettorali: programmi che, osserviamo, almeno sull’Imu mostrano interessanti convergenze, che fanno ben sperare sull’eliminazione di questa imposta sulle abitazioni principali, o su una limitazione ancora più accesa. Tra le proposte più “moderate” quella dell’innalzamento della detrazione fissa di 200 euro sulla prima casa, che potrebbe essere portata in aumento fino a 400 euro. Ancora qualche settimana, e sapremo quale schieramento avrà avuto la meglio, e quale sarà il destino (o almeno, quello promesso), dell’Imu.

Fonte: Roberto Rais su Condominioweb

lunedì 11 febbraio 2013

Cassazione: non sempre condominio risponde del furto in appartamento agevolato da ponteggi.

 
Nuova rilevante pronunciata dalla terza sezione civile della Corte di Cassazione sulle responsabilità del condominio e delle imprese nel caso di furto in appartamento, si tratta della sentenza 1890/ 2013 che, oltre a ripercorrere il percorso logico/giuridico che ha portato il giudice di secondo grado a quella pronuncia, risolve anche questioni che possono essere definite di rito e riguardano l'introduzione del ricorso in Cassazione.

La situazione era di sicuro eccezionale infatti il ricorrente aveva subito il furto in appartamento e l'ingresso in casa dei ladri era stato agevolato dai ponteggi per i lavori in corso nel condominio stesso.
Per questo motivo il ricorrente aveva agito in tutela per vedere riconosciuta la responsabilità del condominio e dell'impresa che aveva montato i ponteggi
stessi. La sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale di Milano aveva accolto i motivi del ricorrente, ma la stessa sentenza era stata impugnata dall'impresa e dal condominio e in secondo grado la sentenza è stata riformata in favore degli appellanti.

Da qui il ricorso in Cassazione.
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta del ricorrente non già perché il condominio e l'impresa avevano adottato tutti i provvedimenti necessari ad evitare i furti, ma bensì perché vi era stata una delibera condominiale, a cui aveva partecipato anche il ricorrente, in cui per eccessiva onerosità l'assemblea aveva rinunciato all'installazione dei sistemi di allarme sul ponteggio.E' stato infatti dimostrato che l'impresa aveva sollecitato l'installazione dell'antifurto proprio perché il ponteggio poteva facilitare l'ingresso di malintenzionati, ma l'assemblea condominiale non aveva aderito a tale sollecitazione. Il ricorrente d'altronde, pur essendo presente all'adunanza, anche in tale sede non aveva manifestato in alcun modo contrarietà alla posizione espressa dall'assemblea.

Non bastasse ciò, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso anche perché i preziosi rubati erano mal custoditi infatti, nonostante l'ingente valore, erano contenuti in una scatola nell'armadio e non in una cassaforte o in un blindato. La Corte di Cassazione nella pronuncia in oggetto valuta anche le questioni di rito ovvero i vizi nell'introduzione del ricorso stesso perché nel ricorso non sono indicate le norme di legge che secondo il ricorrente sarebbero state violate e non sono ben precisati i motivi di censura della motivazione della sentenza di secondo grado.
 
Afferma infatti la Cassazione che la legge individua una serie di motivi di critica verso la motivazione, ma questi tra di loro sono alternativi e non possono essere richiamati tutti in contemporanea lasciando poi al giudice la discrezione nello scegliere il vizio da cui è colpita la motivazione. I vizi previsti sono "omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione", questi stessi secondo la Corte possono essere chiamati in uno stesso giudizio solo per proposizioni diverse della stessa sentenza, ma non genericamente riferibili alla motivazione in toto perché un'omessa motivazione è in contraddizione con un' insufficiente o contraddittoria motivazione.
 
Fonte: Studio Cataldi



 

venerdì 8 febbraio 2013

Lavori condominio: fondo ad hoc, ma senza saldo.

 
L'assemblea ha la possibilità di deliberare la costituzione di un fondo speciale per fare fronte a futuri interventi di manutenzione straordinaria. Il fondo è una riserva monetaria che l'assemblea decide di creare per consentire ai condomini di avere poi la somma necessaria per potere dare inizio a tali lavori, in previsione di eventuali morosità o ritardi nei pagamenti in conseguenza delle precarie disponibilità economiche dei partecipanti al condominio.
 
La specialità del fondo consiste nel fatto che lo stesso non può essere altrimenti utilizzato se non per la destinazione decisa dai condomini e che deve essere istituito solo per gli specifici interventi di manutenzione straordinaria deliberati dall'assemblea e non già per future opere non ancora determinate e neppure determinabili.

Per manutenzione straordinaria si intende quella al di fuori della normalità e abitualità da eseguirsi sugli impianti e sulle cose comuni e, in genere, quella mirante a conservarne nel tempo o a ricostruirne o innovarne la struttura. Le decisioni che riguardano tale tipologia di opere sull'edificio vanno naturalmente sempre assunte con notevole prudenza e proprio perché di norma impongono al condomino un rilevante sacrificio economico richiedono un diverso e più elevato quorum: il consenso della maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresenti almeno la metà del valore millesimale dell'edificio.

Sino all'ormai prossima entrata in vigore della legge di riforma (18 giugno 2013) l'assemblea ha dunque la semplice facoltà – e non l'obbligo – di costituire un fondo per l'esecuzione di manutenzioni straordinarie, peraltro per un importo liberamente quantificabile dall'assemblea stessa. L'intervenuta riforma ha però modificato l'articolo 1135 del Codice civile e ha imposto invece l'obbligo per l'assemblea, in caso di deliberazioni aventi a oggetto l'approvazione di opere di manutenzione straordinaria e/o di innovazioni, di costituire un fondo speciale di importo pari ai lavori da realizzare.

La ragione è in primo luogo quella di imporre al consesso assembleare una contabilità separata per la realizzazione di opere straordinarie e per il riparto delle relative spese, nonché di far dotare in tempo il condominio della necessaria provvista di denaro per affrontare spese che generalmente sono assai rilevanti. Il fine è anche quello di rafforzare la garanzia di coloro che sono chiamati a realizzare le opere deliberate, mediante la predisposizione e l'individuazione di un'apposita provvista vincolata alla tacitazione delle pretese creditorie.

Nonostante l'apparente semplicità letterale della nuova disposizione, non è chiaro quale sia in concreto l'incombenza richiesta dalla legge all'assemblea allorché questa deliberi la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria e/o di innovazioni e soprattutto quale sia il destino delle deliberazioni eventualmente sprovviste della obbligatoria costituzione del fondo.

Può ritenersi, da un lato, che la mancata costituzione del fondo contestualmente alla delibera di simili interventi per un importo pari al loro complessivo costo comporti l'annullabilità della delibera. Il che porta però di fatto alla paralisi di qualsivoglia decisione collettiva di approvazione di opere di rilevante incidenza economica, essendo infatti ben difficile che i condomini giungano a deliberare opere straordinarie con i fondi necessari già esistenti e accantonati.

Più verosimilmente il legislatore, con la previsione della obbligatorietà della costituzione del fondo speciale di importo pari all'ammontare dei lavori da eseguire, ha semplicemente voluto richiedere una contabilità separata per tali lavori, attraverso la predisposizione di una provvista speciale ove vanno a confluire i contributi dovuti per lo specifico fine, secondo le cadenze temporali deliberate in assemblea e concordate con l'impresa esecutrice dei lavori.

Simile previsione va inoltre raccordata con il previsto obbligo dell'amministratore, su istanza dei creditori ancora non soddisfatti, di comunicare a loro i dati degli eventuali condomini morosi (nuovo articolo 63 disposizioni attuative Ccc), dati che si possono ricavare proprio dalle risultanze della contabilità separata per le opere intraprese e dai movimenti contabili indicati nel fondo speciale. A evitare vizi di legittimità delle delibere basterà dunque che l'assemblea dei condomini preveda, contestualmente all'approvazione dei lavori da eseguire, la costituzione del fondo speciale nel quale fare successivamente confluire la provvista.
 
Fonte: Augusto Cirla su Il Sole 24Ore

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