mercoledì 2 gennaio 2013

Il condominio fa posto a Fido ma mette alla porta serpenti e iguane.

 
La riforma del condominio distingue tra animali domestici ed esotici, affermando la piena libertà di possedere o detenere i primi(gatti, cani, criceti, conigli eccetera), estromettendo di fatto la previsione di poter tenere in appartamento i secondi (come i serpenti e le iguane). Rimane comunque la piena responsabilità del proprietario relativamente al controllo e alla custodia del proprio animale soprattutto nelle parti comuni.
L'articolo 1138 del Codice civile, riformulato dalla legge 220/2012,entrerà effettivamente in vigore il 18 giugno 2013, quindi da quella data il «regolamento di condominio», come recita la riforma, non potrà più vietare di possedere o detenere animali domestici in condominio. L'attenzione su una norma solo apparentemente secondaria è anche determinata dal fatto che una famiglia su quattro in Italia possiede un animale domestico.

Il termine «domestico» ha preso il posto del termine «da compagnia» inizialmente adottato dal Senato prima degli emendamenti e della sua riformulazione alla Camera, in quanto questa ultima definizione veniva considerata "a rischio", ovvero un po' troppo ampia, per cui vi era il rischio che i serpenti e le iguane potessero rientrare in questa categoria. Ma il problema non è stato completamente risolto. Infatti, anche la definizione di animale domestico non trova corrispondenza nei libri o nei trattati giuridici e, quindi, per comune sentire, anche il porcellino o la gallina potrebbero essere considerati tali e detenuti legittimamente in condominio.
 
Le polemiche, insomma, sono ben lontane dall'essere eliminate dalla nuova norma. Quanto alle ripercussioni che questa norma può avere nei confronti di quei regolamenti che attualmente vietano la detenzione di animali in condominio, è senz'altro vero che un regolamento di natura contrattuale (approvato con il consenso unanime di tutti i condomini o accettato, sottoscritto ed allegato ai singoli atti di compravendita) può comuque imporre vincoli anche sull'uso della proprietà individuale. In mancanza di una norma transitoria che disciplini i rapporti in essere, la nuova disposizione legislativa trova applicazione solo dal momento in cui entra in vigore, lasciando immutato tutto quanto a essa preesistente.
Diversa considerazione pare, invece, avere il divieto contenuto in un regolamento di natura assembleare, che non può disporre delle regole che impongono limitazioni ai poteri e alle facoltà spettanti ai singoli condomini sulle parti di loro esclusiva proprietà (si veda anche, da ultimo, la sentenza di Cassazione 3705/2011). Senza contare gli aspetti legati alle normative europea e costituzionale (si veda l'articolo a fianco).

Esiste però un altro aspetto: quello del diritto alla salute, altrettanto garantito dalla Carta costituzionale a quei condòmini che soffrono di allergie o di gravi forme di asma provocate dalla vicinanza o dal contatto con gli animali di proprietà dei condòmini, ai quali la legge consente ora la piena detenzione senza più alcun divieto. Sicuramente i giudici saranno chiamati a rispondere e a risolvere anche simili problematiche. Pare, quindi, che, pur con l'ingresso di questa nuova previsione legislativa, chi possiede un animale continuerà a non avere vita facile in condominio.
 
Fonte: Paola Pontanari su Il Sole 24Ore
 

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