lunedì 29 ottobre 2012

Cassazione: disabili, via gli ostacoli dal condominio.

La Cassazione invita i condomini a venire incontro alle esigenze di socializzazione delle persone disabili e invalide, anche se non risiedono o non sono proprietari di appartamenti nell'immobile costituito in condominio. Perché a tutti deve essere facilitato l'accesso senza barriere architettoniche. Perché avvenga questo, la Suprema Corte - con la sentenza 18334 - esorta a non essere rigidi nell'osservanza dei regolamenti condominiali quando il loro rispetto finisce per diventare «irragionevole». I supremi giudici osservano che è «ormai superata la concezione di una radicale irrecuperabilita' dei disabili» e la «socializzazione deve essere considerata un elemento essenziale per la loro salute, tale da assumere una funzione sostanzialmente terapeutica assimilabile alle stesse pratiche di cura e riabilitazione».

Sulla scia di questo principio la Cassazione ha accolto il ricorso di un condominio di appartamenti all'interno di un villino liberty di La Spezia che hanno fatto ricorso contro l'ordine di smontare l'ascensore che avevano installato per consentire una più agevole mobilità a due anziani che abitavano all'ultimo piano. Per far spazio all'ascensore era stata ristretta la rampa di scale e l'inquilino del primo piano si era rivolto alla magistratura sostenendo che l'architettura del villino era stata alterata e che, adesso, nelle scale non sarebbe potuta passare una barella di soccorso. Per la Suprema corte l'ordine di smontare l'ascensore deve essere sospeso e l'unica valutazione che dovrà rifare la Corte d'Appello di Genova è solo quella per esaminare se ci sono ancora le condizioni per il passaggio di un'eventuale barella, altrimenti per la Cassazione non ci sono norme che possono vietare l'installazione di mezzi che facilitano la vita dei disabili.

Il «semplice disagio» che una miglioria provoca a un condomino non può bloccare l'applicazione delle norme, ratificate dall'Italia nel 2009, che obbligano «gli Stati a rimuovere la condizione di minorita', che non nasce solo dalla condizione fisica del disabile, ma anche dall'esistenza delle barriere che ne impediscano la piena partecipazione alla vita sociale, e che pone attenzione specifica alla questione dell'accessibilità».

Fonte: La Stampa
 

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