mercoledì 31 ottobre 2012

L'operato dell'assemblea in relazione alla questione inerente alla mancata apertura di un conto corrente intestato al condominio.


 
Cass. civ., sez. II, 20 giugno 2012, n. 10199.
Il sindacato dell'autorità giudiziaria sulle delibere delle assemblee condominiali non può estendersi alla valutazione del merito ed al controllo del potere discrezionale che l'assemblea esercita quale organo sovrano della volontà dei condomini, ma deve limitarsi al riscontro della legittimità.
 
Di conseguenza non è suscettibile di controllo da parte del giudice, attraverso l'impugnativa di cui all'art. 1137 c.c., l'operato dell'assemblea condominiale in relazione alla questione inerente alla mancata apertura di un conto corrente intestato al condominio, su cui depositare da parte dell'amministratore le somme ricevute, attenendo la stessa all'opportunità o alla convenienza dell'adozione delle modalità della gestione delle spese relative alle cose ed ai servizi comuni.
 

lunedì 29 ottobre 2012

Cassazione: disabili, via gli ostacoli dal condominio.

La Cassazione invita i condomini a venire incontro alle esigenze di socializzazione delle persone disabili e invalide, anche se non risiedono o non sono proprietari di appartamenti nell'immobile costituito in condominio. Perché a tutti deve essere facilitato l'accesso senza barriere architettoniche. Perché avvenga questo, la Suprema Corte - con la sentenza 18334 - esorta a non essere rigidi nell'osservanza dei regolamenti condominiali quando il loro rispetto finisce per diventare «irragionevole». I supremi giudici osservano che è «ormai superata la concezione di una radicale irrecuperabilita' dei disabili» e la «socializzazione deve essere considerata un elemento essenziale per la loro salute, tale da assumere una funzione sostanzialmente terapeutica assimilabile alle stesse pratiche di cura e riabilitazione».

Sulla scia di questo principio la Cassazione ha accolto il ricorso di un condominio di appartamenti all'interno di un villino liberty di La Spezia che hanno fatto ricorso contro l'ordine di smontare l'ascensore che avevano installato per consentire una più agevole mobilità a due anziani che abitavano all'ultimo piano. Per far spazio all'ascensore era stata ristretta la rampa di scale e l'inquilino del primo piano si era rivolto alla magistratura sostenendo che l'architettura del villino era stata alterata e che, adesso, nelle scale non sarebbe potuta passare una barella di soccorso. Per la Suprema corte l'ordine di smontare l'ascensore deve essere sospeso e l'unica valutazione che dovrà rifare la Corte d'Appello di Genova è solo quella per esaminare se ci sono ancora le condizioni per il passaggio di un'eventuale barella, altrimenti per la Cassazione non ci sono norme che possono vietare l'installazione di mezzi che facilitano la vita dei disabili.

Il «semplice disagio» che una miglioria provoca a un condomino non può bloccare l'applicazione delle norme, ratificate dall'Italia nel 2009, che obbligano «gli Stati a rimuovere la condizione di minorita', che non nasce solo dalla condizione fisica del disabile, ma anche dall'esistenza delle barriere che ne impediscano la piena partecipazione alla vita sociale, e che pone attenzione specifica alla questione dell'accessibilità».

Fonte: La Stampa
 

martedì 23 ottobre 2012

E’ possibile installare infissi sporgenti se non si pregiudica l’utilizzo dello spazio sottostante.


Cassazione, sez. II Civile, sentenza del 16 ottobre 2012, n. 17680.
Ai sensi dell’art. 840 cod. civ., l’immissione di sporti nello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino, è consentita quando questi non abbia interesse ad escluderla, cioè quando la stessa intervenga ad un’altezza dal suolo, tale da non pregiudicare alcun legittimo interesse del proprietario del fondo in relazione alle concrete possibilità di utilizzazione di tale spazio . 

Nel caso concreto, come, per altro, ha osservato la Corte di merito, la collocazione dei manufatti di cui si dice non pregiudicavano alcun interesse di B.E. proprietaria della terrazza sottostante considerato che la fissazione al muro di ante apribili verso l’esterno, la tipologia del manufatto (telai metallici) e lo stesso sistema di ancoraggio degli infissi non creavano per se stesse situazioni di pericolo, né l’apertura e la chiusura degli infissi, attesa la significativa altezza del piano di calpestio, era in grado di limitare la fruizione della sottostante terrazza. Pertanto, appare del tutto convincente e coerente con i principi giuridici l’affermazione della Corte di merito secondo cui “non si vede quale interesse possa avere B.E. a domandare la rimozione” dei manufatti di cui si dice.

Inoltre, la collocazione di sporti sulla colonna d’aria altrui non integra una servitù considerato che il calcolo delle distanze delle nuove costruzioni dalle altrui vedute ai sensi dell’art. 907 cc che richiama l’art. 905 cod. civ. va operata dalla faccia esteriore del muro nel quale si aprono le vedute dirette e non già dal punto di massima sporgenza delle stesse che si aprono “a compasso” verso l’esterno. Piuttosto, la collocazione degli sporti di cui si dice integra gli estremi di un’attività regolamentata dall’art. 840 cc. e con valutazione di merito la sentenza, in presenza di un’oggettiva utilità, ha escluso l’esistenza di un atto emulativo, nonostante, non sembra che sia stato dedotto che gli infissi non avevano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia altrui. 

lunedì 15 ottobre 2012

Revoca dell'amministratore su istanza di uno o più condomini.

 
Trib. civ.Salerno, sez. I, 12 aprile 2011,
Strutturandosi il procedimento di revoca dell'amministratore di condominio, su istanza di uno o di alcuni soltanto dei condomini, ai sensi dell'art. 1129, comma 3, c.c., come un giudizio di risoluzione anticipata e definitiva del rapporto di mandato esistente tra tutti i condomini e l'amministratore, trova applicazione, in tema di prova, il principio generale operante in materia di inadempimento di una obbligazione, sicché il condomino che agisca per la risoluzione del mandato intercorrente con l’amministratore deve soltanto provare la fonte del suo diritto a conseguire dall’amministratore l’adempimento dell’obbligo gestorio, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre l’amministratore convenuto rimane gravato dell'onere della prova del fatto estintivo della pretesa di revoca, costituito dall'avvenuto adempimento ai suoi obblighi di gestione.
 
(Nella specie mancanza di resa della gestione per due anni, non avendo incontestamente l'amministratore presentato il rendiconto in assemblea, né comunque sottoposto ai condomini una relazione contabile evidenziante, mediante indicazione delle entrate ed uscite, una chiara situazione della gestione condominiale.) 
 

lunedì 8 ottobre 2012

Parcheggio in condominio, quando è necessario lasciare lo spazio per le manovre di ingresso e regresso.

 
Corte di cassazione civile sez. II, 27 ottobre 2011, n. 22428
In mancanza di norme limitative della destinazione e dell'uso delle porzioni immobiliari di proprietà esclusiva di un edificio condominiale, derivanti dal regolamento che sia stato approvato da tutti i condomini, la norma dell'art. 1122 c.c. non vieta di mutare la semplice destinazione della proprietà esclusiva ad un uso piuttosto che ad un altro, purché non siano compiute opere che possano danneggiare lo parti comuni dell'edificio o che rechino altrimenti pregiudizio alla proprietà comune.
 
(Nella specie, è stata confermata la sentenza di merito la quale aveva ritenuto che l'uso dell'area scoperta antistante il fabbricato, destinata a parcheggio, dovesse avvenire in modo da lasciare agli attori proprietari dei magazzini-garages lo spazio per le manovre di ingresso e regresso in relazione ai loro magazzini, non assumendo rilievo in contrario il mutamento di destinazione a garage operato dagli stessi attori e il fatto che il condominio convenuto sosteneva che l'area in cui erano ubicati gli immobili degli attori era stata dal costruttore destinata a parcheggio e dal condominio erano stati assegnati i posti auto).
 

mercoledì 3 ottobre 2012

Meno burocrazia nel condominio.

 
Niente repertorio dei condomini e niente registro degli amministratori. Anche se per questi ultimi vengono disciplinati i requisiti per l'accesso alla professione. Il testo del disegno di legge sulla riforma del condominio è stato modificato dall'aula della camera e rispetto alla formulazione approvata dal Senato ha visto uscire dall'articolato i due registri.
 
In particolare sull'amministratore di condominio, mentre in Senato e in commissione alla camera era prevista l'istituzione di un registro per i professionisti presso l'Agenzia del territorio, gli emendamenti approvati in aula hanno ridimensionato la disposizione. Nel testo finale, eliminato il riferimento al registro, si specifica che per svolgere l'incarico di amministratore di condominio occorrono requisiti morali (assenza di condanne penali o di protesti, godimento di diritti civili ecc.) e professionali.
 
Il testo definitivo conferma, sciogliendo definitivamente ogni dubbio, che possono svolgere l'incarico di amministratore di condominio anche le società e che, in tal caso, i requisiti devono essere posseduti dai soci illimitatamente responsabili, dagli amministratori e dai dipendenti incaricati di svolgere le funzioni di amministrazione dei condomini a favore dei quali la società presta i servizi.
 
Viene anche stabilito un regime transitorio al fine di consentire la prosecuzione dell'attività per chi ha svolto attività di amministrazione di condominio per almeno un anno nell'arco del triennio antecedente l'entrata in vigore della riforma. Rimangono fermi anche in questo casi i requisiti morali, ma si può derogare ai requisiti professionali.
 
Non occorrono, invece, requisiti professionali, ma solo requisiti morali (assenza di condanne penali), quando l'amministratore sia nominato tra i condomini dello stabile. La norma favorisce una soluzione interna all'edificio, ritenendo che la partecipazione al condominio sia circostanza assorbente.
 
Il testo definitivo del disegno di legge ha anche perso un altro pezzo di burocrazia condominiale e cioè il repertorio dei condomini. Nel testo del senato e della commissione della camera tale registro era istituito presso ogni ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio e doveva contenere l'anagrafe di ogni condominio comprensiva di tutte le principali delibere condominiali, i regolamenti, i bilanci e gli atti di contenzioso.
 
Fonte: Antonio Ciccia su ItaliaOggi

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