martedì 31 luglio 2012

Tabelle, in giudizio tutti i condòmini.


Dopo la pronuncia a Sezioni Unite 18477 del 2010, che aveva stabilito la legittimità delle tabelle millesimali adottate a maggioranza dei condomini, la Cassazione, con la sentenza 11757 dell'11 luglio, ha negato, sia pure con un obiter dictum, che l'amministratore sia legittimato al giudizio per l'impugnazione della tabella millesimale.

La Suprema corte, nella recente pronuncia, ha ammesso la legittimazione passiva del l'amministratore per il giudizio di impugnazione formale della delibera che ha adottato la tabella ma ha escluso che questa legittimazione sussista anche per l'impugnazione, nel merito, della stessa tabella millesimale. Per la Cassazione, infatti, tutti i condomini devono essere necessariamente evocati in giudizio se in discussione sia non la legittimità formale della delibera di approvazione, ma la legittimità della tabella stessa: in altri termini, la congruità delle proporzioni dei valori ivi riportati.

A introdurre il dubbio è stata proprio la pronuncia 18477 del 2010 delle Sezioni unite, per cui la tabella millesimale può essere adottata, a maggioranza dal l'assemblea, anziché all'unanimità dei condomini, perché le tabelle sono ontologicamente simili al regolamento di condominio previsto dall'articolo 1138 del Codice civile e, quindi, possono seguire lo stesso procedimento di formazione; il mutamento dalla natura "contrattuale" delle tabelle a quella "assembleare" ha suggerito, a gran parte della dottrina, che il giudice, in mancanza di maggioranza, possa decidere con la presenza in contraddittorio solo dell'amministratore, rappresentante del condominio. La Cassazione, per ora, sembra orientata in maniera diversa, dato che considera le tabelle giudiziali un procedimento di accertamento di proprietà singole e non un mezzo, sempre modificabile, per gestire il caseggiato, come le tabelle adottate dall'assemblea.

In altri termini, le tabelle previste da regolamento (assembleare o contrattuale) possono essere formate o modificate a maggioranza, perché la legge le ritiene necessarie per ripartire le spese e, in generale, perché gli organi del condominio funzionino; ma se queste vengono contestate e poste sub iudice questi deciderà, in via definitiva e con effetto di giudicato sostanziale, nei confronti di tutti i singoli condomini, con la loro partecipazione necessaria al giudizio. La legittimazione dell'amministratore, invece, permane per l'annullamento dell'atto per vizi formali della delibera o della sua formazione.

Fonte: Paolo Gatto su Il Sole 24Ore

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