mercoledì 27 giugno 2012

Condòmini, uno su 5 non paga.


È come una goccia d’acqua. Che cade in continuazione, a ritmi più o meno regolari, e che non si fa quasi notare. Fino a quando ti accorgi che quella goccia apparentemente innocua ha scavato la montagna. Ecco, è ciò che è accaduto per le spese di amministrazione condominiali. Per le quali la morosità si è gradualmente accresciuta nel tempo. «Senza che nessuno ne parlasse», nota Enrico Viani, segretario provinciale del Sunia, che rappresenta gli inquilini.

Ignorata. Fino a scoprire che ora il caso ha assunto dimensioni deflagranti. «Il fenomeno è iniziato 10-12 anni fa - ricorda Pierluigi D’Angelo, presidente dell’Anaci, l’associazione degli amministratori condominiali - Quando allora posi il problema, fui accusato di terrorismo». Invece, D’Angelo ha solo visto più lontano degli altri.

Perché la crisi ha trasformato il fenomeno da semi marginale a una vera emergenza sociale. Spiega Marco Evangelisti, presidente dell’Appc, l’associazione dei piccoli proprietari di case: «Avevo proposto di inserire nella legge regionale contributi per coloro che non riuscivano a far fronte alle spese condominiali per cause legate al lavoro, alla salute, o all’età. Però, che io sappia, poi non è stato fatto nulla».

Perché la morosità nelle spese di amministrazione non è - contrariamente a quando si possa pensare - una questione personale né meramente condominiale. È molto più ampia, anche se «in questo campo non esiste un welfare sociale - avverte Viani - Comune e Regione ci ascoltano, ma fino a un certo punto, perché sembra che andiamo a chiedere soldi in un momento di crisi».

Chiarisce D’Angelo: «La morosità nelle amministrazioni di condominio è molto alta, siamo fra il 20 e il 22%. Ed è un fatto molto grave, perché rischia di mettere in ginocchio la città. Perché se il proprietario non paga il condominio, il condominio non paga le imprese. Che sono costrette a chiedere aiuto alle banche, le quali però non concedono credito. È una situazione molto complicata, tanto è vero che è in aumento anche la sospensione delle forniture d’acqua nei condomini».

Peraltro, i condòmini non sono più responsabili in solido dei debiti. E questo, se da un lato è positivo, dall’altra aumenta i problemi: «Una sentenza della Cassazione a sezioni riunite - conferma D’Angelo - ha cancellato la solidarietà. Per cui ora l’unica possibilità che hanno le imprese che eseguono i lavori, magari il rifacimento di un tetto, per accedere al loro credito, è inserirsi nei decreti ingiuntivi che fanno gli amministratori».

E non si creda che la cancellazione della responsabilità in solido abbia almeno portato maggiore armonia nei caseggiati. «Stiamo parlando di un fenomeno nuovo, del quale poco si parla - ribadisce Viani - Spesso neppure i parenti sanno che il loro congiunto non riesce a sostenere le spese condominiali. C’è soprattutto a Genova una forte vergogna. Eppure ora, per evitare di trovarsi invischiati in problematiche varie, se un condomino è moroso sono proprio gli altri condomini a sollecitare l’amministratore a intervenire».

Sembra un paradosso, eppure è diminuita la tolleranza con l’abrogazione della responsabilità in solido. C’è un altro aspetto decisamente curioso: «Molti non lo sanno, ma noi del Sunia non tuteliamo solo gli inquilini - confida Viani - Come Apu tuteliamo anche i proprietari. Ebbene, in caso di morosità, paradossalmente sono i proprietari i soggetti più deboli. Perché, appunto in quanto proprietari, vengono considerati benestanti. E se morosi non intervengono i servizi sociali. Per cui, se un inquilino moroso è sfrattato in 12-18 mesi, un proprietario viene sfrattato nella metà del tempo».

Fonte: Giuliano Gnecco su Il Secolo XIX


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