mercoledì 30 maggio 2012

Veranda costruita con il consenso di tutti, ma il diritto di veduta va oltre.


Un uomo e una donna portano in giudizio la proprietaria dell’appartamento sottostante al loro. La signora aveva realizzato nel suo appartamento, dotato di terrazza a livello, una veranda con tetto in tegole ed in appoggio al muro perimetrale dell’edificio. I due precisano che il tetto della veranda arriva a circa 1 metro da una finestra condominiale ed a soli 90 cm dal davanzale della loro finestra, quindi la costruzione è stata realizzata in violazione del loro diritto di veduta: si rivolgevano al giudice per far sì che ne ordini la demolizione.

La richiesta è rigettata in entrambi i giudizi di merito, visto che, per la costruzione della veranda, la convenuta aveva acquisito, preventivamente, i consensi di tutti gli aventi diritto ed «aveva perciò legittimamente esercitato il proprio diritto di usare la cosa comune senza mutarne la destinazione o comprometterne la stabilità». Si va in Cassazione.
La Suprema Corte, però, ritiene pacifico che la finestra fosse una veduta, senza alcuna ragione di limitare la veduta, nemmeno a piombo. La Cassazione, con la sentenza 4847/12, ha affermato che «per la sussistenza di una veduta è necessario che l’apertura abbia una normale e permanente destinazione alla vista e all’affaccio sul fondo altrui, veduta – si legge nel dispositivo – che non deve subire limitazioni nemmeno a piombo sicché la visione, a carico del vicino, sia mobile e globale» (Cass. n. 22844/2006).
In sintesi, il diritto di veduta dei due conviventi è stato violato e gli Ermellini, accogliendo il primo motivo di ricorso che assorbe gli altri, cassa la sentenza e rinvia la causa.

Fonte: La Stampa

Nessun commento:

ShareThis

LinkWithin

Blog Widget by LinkWithin

wibiya widget