venerdì 13 aprile 2012

Locale come autorimessa, legittimo il distacco dal riscaldamento centralizzato.


Nel locale condominiale di proprietà, adibito ad autorimessa è legittimo il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato, senza il passaggio obbligatorio per le ‘forche caudine’ della delibera assembleare. A maggior ragione se vi è la possibilità che, così, gli oneri per i condomini si riducano ulteriormente (Cassazione, ordinanza 5331/12).
Il caso
Utilizzo come garage, quindi nessuna necessità di mantenere operativo il collegamento all’impianto di riscaldamento centralizzato. Ma la decisione, della proprietaria del locale da adibire ad autorimessa e collocato nell’ambito condominiale, viene bloccata da una delibera assembleare ad hoc. Legittima? Per i giudici, sia in Tribunale che in Appello, il ‘blocco’ imposto dagli altri condomini alla proprietaria dell’autorimessa è assolutamente giustificato. Per quale ragione? Molto semplicemente, perché «il distacco, pur non dando luogo a squilibri termici, per effetto del venir meno dell’obbligo di contribuire alle spese per i consumi, avrebbe provocato un conseguente aggravio delle spese per gli altri condomini». A sostegno di questa visione, peraltro, i giudici richiamano anche «le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio». Paradossalmente, però, i risultati dalla consulenza vengono richiamati, a proprio favore, anche dalla proprietaria del locale condominiale, che presenta ricorso in Cassazione rivendicando il diritto a staccare la spina, ovvero a rompere il legame col riscaldamento centralizzato.

Secondo la ricorrente, difatti, il distacco è legittimo «nei casi in cui esso non determini inconvenienti o squilibri tecnici nel suo funzionamento e non comporti un aggravio di spese», e tali condizioni «erano state accertate dal consulente tecnico». Di conseguenza, sempre nell’ottica della ricorrente, la delibera assembleare contestata deve essere «considerata nulla», anche perché, in questo caso, come acclarato dal consulente, «la riduzione dei consumi ed il minor aggravio di spesa per i restanti condomini costituivano la logica conseguenza del distacco».

A riaprire la questione, proponendo una prospettiva diversa rispetto alla pronuncia d’Appello – che viene annullata –, provvedono i giudici di Cassazione. Questi ultimi, difatti, richiamando anche l’orientamento giurisprudenziale, evidenziano le falle della sentenza di secondo grado: in questo contesto, difatti, ci si era basati sulla consulenza tecnica, che «aveva escluso che il distacco potesse avere conseguenze negative sulla funzionalità dell’impianto ovvero che potesse provocare un aumento delle spese di gestione», ma, allo stesso tempo, si era aggiunto che «per effetto del venir meno della contribuzione» da parte della proprietaria dell’autorimessa «alle spese di gestione, di fatto il distacco avrebbe aumentato le spese a carico degli altri condomini».

Proprio su questo passaggio si soffermano i giudici di Cassazione, i quali, riandando alla giurisprudenza, sottolineano che «la condizione ostativa dell’aggravio delle spese condominiali va collegata, quale conseguenza diretta, al fatto del distacco puro e semplice» e non semplicemente alla teorica «circostanza che la quota dei consumi gravante sul condomino distaccatosi potrebbe andare a carico degli altri». Ebbene, nell’analisi della vicenda emerge che «il distacco non aveva provocato alcun aggravio di spese complessive». Di conseguenza, il ricorso proposto dalla proprietaria dell’autorimessa viene accolto, e la questione rimessa alla Corte d’Appello, che dovrà tener conto delle indicazioni fornite dai giudici di Cassazione.
 
Fonte: La Stampa
 

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