lunedì 26 marzo 2012

Liti eterne, ci pensa il mediatore.


Tamponamenti, incidenti stradali, odori molesti e dispute sugli spazi comuni di un condominio: d’ora in poi questi contenziosi, invece di finire in interminabili e costose liti in tribunale, possono essere affrontati in sede extragiudiziale utilizzando l’istituto della mediazione. Con l’entrata in vigore del decreto Milleproroghe prima di andare in Tribunale sarà obbligatorio effettuare un tentativo di conciliazione davanti a un esperto abilitato. Della lista dei «pacieri» autorizzati fanno parte, secondo i registri del ministero della Giustizia, 797 istituti di mediazione accreditati e 270 enti di formazione.

Un esercito di oltre 40mila mediatori, che finora ha visto in buona parte tradite le proprie aspettative. Con un numero di richieste molto inferiore alle attese e la conseguente difficoltà di un mercato che fatica a decollare. Colpa dell’opposizione da parte della maggioranza dell’avvocatura italiana, rappresentata dall’Oua.

L’Organismo unitario dell’avvocatura non solo è riuscito a lungo a rinviare l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del sistema della mediazione proprio nei settori più significativi come quelli degli incidenti stradali e delle liti condominiali, ma ha poi tentato, negoziando con il ministro Paola Severino, di rinviare ulteriormente l’obbligatorietà della mediazione. Ancora oggi l’Oua spera che la Corte Costituzionale - investita dal Tar del Lazio, cui si era rivolto proprio l’Oua - possa giudicare incostituzionale una riforma invece tanto attesa e carica di effetti positivi. Il giudizio della Consulta è atteso tra aprile e maggio.

Facile immaginare le ragioni di questa opposizione: grazie alla mediazione, invece di andare in causa dando da lavorare ai professionisti, moltissime questioni potranno essere risolte in breve tempo e con praticamente zero spese.

Altra questione su cui si è concentrata l’opposizione dell’avvocatura, la modalità di costituzione di enti di mediazione, da parte di soggetti pubblici e privati, e la conseguente qualità della loro preparazione giuridica. Una posizione classica di tipo corporativo.
Ma non tutti gli avvocati italiani la pensano allo stesso modo. «L’obbligatorietà è necessaria affinché l’istituto della mediazione venga a conoscenza di tutta la cittadinanza, cosa che finora non è accaduta a causa della scarsa informazione e dell’opposizione fatta da alcune lobby tra cui sicuramente quella di certa avvocatura», spiega Lorenza Morello, presidente dell’associazione Avvocati per la Mediazione. «I ritardi della giustizia civile - afferma dati alla mano il presidente Morello - con 5 milioni di cause pendenti, pesano oggi sul bilancio statale per un costo complessivo pari a un punto di Pil annuo, 23 miliardi di euro».

Dalla sua, la mediazione può vantare risultati positivi in termini di tempi, altro male cronico della macchina giudiziaria italiana: 57 giorni la durata media. E sicuramente c’è la possibilità di intervenire in modo drastico per intervenire sulla montagna - oltre 300mila cause l’anno - di vertenze che riguardano il settore degli incidenti stradali, con annessi e connessi. Per non parlare delle liti condominiali: oggi oltre un quinto delle cause civili pendenti in Italia riguardano il condominio. Tecnicamente, la mediazione si svolgerà davanti a un mediatore professionista appartenente a uno degli organismi di conciliazione iscritti in un registro presso il Ministero della Giustizia.

I tre modelli

Obbligatorio - La legge prevede in alcuni casi che il passaggio dal mediatore sia obbligato, una condizione necessaria per poter avviare in seguito l’eventuale processo tra le parti secondo le caratteristiche tradizionali.

Demandato - In questo caso la legge affida al giudice civile la possibilità di invitare le parti a risolvere la controversia che li riguarda risolgendosi agli organismi della conciliazione. Il margine di manovra del giudice è totalmente libero: la richiesta che può avanzare, avviene semplicemente quando, a suo avviso, le risultanze dell’istruttoria in corsa gli suggeriscono la possibilità di praticare con successo la pratica alternativa.

Facoltativo - Il ricorso a un mediatore avviene con un accordo diretto tra le parti, senza il bisogno di interpellare preventivamente il giudice. 

Fonte: Francesco Semprini su La Stampa

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