mercoledì 22 febbraio 2012

Ascensore antico e rumoroso, applicabili i limiti sulla tollerabilità della normativa più recente.


Rumori molesti causati dall’ascensore? La battaglia del condomino ha successo. A stabilirlo è la Corte di Cassazione – ordinanza 26898/11 –, ribaltando la pronuncia emessa in Appello e accogliendo la protesta avanzata dall’inquilino di un appartamento, collocato all’interno di un condominio e, per giunta, vicino all’ascensore ‘fastidioso’.
Il caso
L’abituale utilizzo – anche notturno – dell’ascensore del palazzo diventa un incubo per un inquilino. Che chiede al condominio di risarcire i danni, in primo luogo, e, poi, di provvedere alla «esecuzione di lavori» finalizzati a «contenere la rumorosità dell’impianto dell’ascensore». Richiesta accolta dal Tribunale. Ma, a sorpresa, la Corte d’Appello ribalta la pronuncia, respingendo le richieste del condomino. La decisione assunta in secondo grado afferma che «non sono direttamente applicabili i criteri fissati dalle norme» sulle soglie di tollerabilità; secondo, pur assumendo tali criteri come parametri di riferimento, è stata esclusa «la sussistenza, in concreto, dell’intollerabilità dei rumori prodotti» dall’ascensore «nelle fasi di apertura e chiusura delle porte, e nelle ore notturne».

A questo proposito, anzi, i giudici affermano che il superamento registrato non è «sufficiente ad integrare l’intollerabilità dei rumori lamentati», anche tenendo presente che quei rumori «erano discontinui e rari in periodo notturno». Ultimo, significativo elemento, valutato in Appello, le ‘caratteristiche’ del condomino, ovvero «un soggetto particolarmente sensibile ai rumori», che «avrebbe dovuto valutare, all’epoca dell’acquisto dell’appartamento, le condizioni acustiche dell’impianto e delle mura dell’immobile».

Le valutazioni compiute dai giudici in Appello, però, vengono contestate dal condomino nel ricorso in Cassazione: «sulla scorta degli accertamenti tecnici» è stato accertato che «il livello di rumorosità, misurato secondo i criteri tecnici fissati dalla recente normativa per i nuovi impianti, superava i limiti di accettabilità», eppure «tali norme» sono state ritenute «non direttamente applicabili» perché «sopravvenute alla costruzione del fabbricato ed all’installazione dell’ascensore». Per giunta, poi, viene ritenuto inaccettabile il fatto che il superamento della soglia consentita sia stato considerato insufficiente «a integrare l’intollerabilità dei rumori lamentati», e ancor più incomprensibile il richiamo alla «sensibilità» del condomino.

Lo snodo della vicenda giudiziaria è rappresentato, per i giudici della Cassazione, da una semplice considerazione: «i limiti normativi di rumorosità, da osservarsi nella costruzione degli impianti di ascensore», anche se «sopravvenuti alla realizzazione dell’edificio ed alla installazione dell’ascensore», possono essere comunque «assunti quali parametri obiettivi» per valutare «la tollerabilità delle immissioni». L’applicazione di questo principio chiarisce la legittimità delle richieste avanzate dal condomino, con accoglimento del ricorso e questione rimessa alla valutazione della Corte d’Appello. Di rimando, però, serve a rimettere completamente in discussione anche le valutazioni compiute in Appello.

Su quest’ultimo punto, i giudici della Cassazione spiegano che «avendo dato atto che l’impianto continuava a funzionare producendo rumori erano da presumersi nocivi per la salute umana, non poteva costringersi» il condomino «sol perché ‘particolarmente sensibile’, a continuare a tollerare immissioni che, seppur discontinue, erano da presumersi dannose», pensando, ad esempio, «alle conseguenze di improvvisi risvegli notturni».

Fonte: La Stampa

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