lunedì 9 gennaio 2012

Targa professionale sul palazzo? Legittima la richiesta di rimozione.



L'amministratore di condominio batte l'avvocato. Ai punti. Se la materia del contendere è la collocazione della targa identificativa del professionista su uno spazio condominiale. Cornice della querelle è un palazzo di Genova, dove l'avvocato condomino utilizzava una targa ad hoc per far più facilmente individuare il proprio studio professionale. Ma l'azione ha avuto la peggio di fronte al condominio, e al relativo regolamento. Tanto da essere arrivata all'attenzione del Tribunale di Genova, della Corte d'Appello e, infine, della Cassazione.

Nessuna rimozione. Questa la risposta del professionista alla lettera dell'amministratore di condominio che, con tanto di delibera assembleare, aveva chiesto la rimozione della targa (collocata nel vano antistante il portone) e la sostituzione della lastra di marmo (conseguenzialmente danneggiata). E, assieme a tale risposta, anche la richiesta dell'avvocato, alla giustizia, di cancellare la delibera, annullare il provvedimento dell'amministratore (perché adottato in eccesso di potere) e riconoscere il risarcimento dei danni. Richieste accolte, queste, in appello, eccezion fatta per la domanda di danni.

L'unica opzione, per l'amministratore, è stata quella di rivolgersi alla Corte di Cassazione, con un articolato corpo di motivi a sostenere il proprio ricorso, per difendere la legittimità del proprio operato, soprattutto alla luce della delibera assembleare. Tra i nodi centrali, ci sono sicuramente, per i giudici di piazza Cavour: il dovere di rispettare il regolamento condominiale (che, in questo caso, vietava l'affissione di targhe identificative sulla facciata dell'edificio e nelle parti comuni); il potere-dovere dell'amministratore di eseguire le deliberazioni dell'assemblea, e di adottare provvedimenti (obbligatori per i condomini) nell'ambito dei propri poteri, così come sancito dall'art. 1133 c.c..

E anche il ricorso a una lettera di ben chiaro contenuto, trasmessa in forma di raccomandata e con l'indicazione di un termine (10 giorni) per l'adempimento è ritenuto, dalla Cassazione, legittimo, perché ricompreso nell'esercizio ragione delle funzioni dell'amministratore condominiale. In sostanza, le azioni dell'amministratore, in questo specifico caso, hanno completamente rispettato le proprie funzioni e hanno rispettato anche le volontà del condominio.

Con la sentenza 13689/11, i giudici di piazza Cavour, difatti, riconoscono la legittimità all'operato dell'amministratore. È logicamente successiva la decisione di liquidare le spese a favore della parte ricorrente. A questo punto, dovrebbe essere inevitabile anche la rimozione della targa identificativa del professionista.

Fonte: La Stampa

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