lunedì 21 novembre 2011

Le scale non sono a norma e il portiere muore: amministratore responsabile.


Il portiere muore cadendo dalle scale a causa del parapetto troppo basso: l'amministratore condominiale ne risponde penalmente. Così ha stabilito la Cassazione, con la sentenza 23425/11. Probabilmente, mentre cercava di togliere una ragnatela, il portiere di un condominio si sporgeva troppo dal parapetto delle scale, alto solo 84 cm, e moriva a causa della caduta. Il gup di Roma dichiarava non luogo a procedere nei confronti dell'amministratore di condominio, «perché il fatto non costituisce reato». In sostanza, a parere del giudice, non era condivisibile la tesi delle parti civili circa l'automatismo tra la violazione antinfortunistica accertata (il parapetto era sotto i limiti di legge) e la responsabilità penale, per omicidio colposo, del datore di lavoro (nel caso in esame, l'amministratore). Contro la sentenza propone ricorso per cassazione la moglie della vittima.

La signora sostiene che, una volta accertata la violazione di una norma antinfortunistica, il nesso causale tra la violazione di legge e l'evento dannoso debba ritenersi presunto. Solo un evento idoneo a far venire meno il nesso di causalità, come ad esempio un malore della vittima o un suicidio - ipotesi comunque escluse dagli inquirenti - avrebbe fatto venir meno la responsabilità del datore di lavoro.

Il datore di lavoro deve assicurare tutte le garanzie ai dipendenti e rispettare le norme antinfortunistiche. Secondo la Corte Suprema, se il legislatore ha stabilito in un metro l'altezza minima di un parapetto «ha evidentemente ritenuto che un'altezza inferiore non possa considerarsi idonea ad assicurare al lavoratore una tutela efficace». In più, viene sottolineato che i destinatari delle norme di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro sono sia i datori di lavoro che gli stessi dipendenti, ma l'inosservanza di dette norme da parte dei datori di lavoro ha valore assorbente rispetto al comportamento dell'operaio. Nel caso di specie, quindi, a prescindere dall'eventuale condotta imprudente della vittima e avendo l'amministratore violato le norme di sicurezza, la Cassazione annulla la sentenza con rinvio al gup del Tribunale di Roma.

Fonte: La Stampa

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