lunedì 7 novembre 2011

Il proprietario di un box non ha servitù di passaggio sul marciapiede condominiale.


Con la sentenza n. 12310/11 la Cassazione ha stabilito che il proprietario di un locale condominiale, adibito ad uso box, non può essere considerato per ciò solo titolare di una servitù di passaggio sul marciapiede, che gli consenta l'accesso al locale stesso. Né può installare scivoli tra la strada e il marciapiede, perché ciò muterebbe la destinazione del bene comune condominiale, limitandone l'uso agli altri condomini.

Il proprietario di un locale al piano terra di un condominio chiede che gli venga riconosciuto il diritto a realizzare scivoli tra il marciapiede e la strada per consentire l'accesso in automobile al locale, adibito a box. In via subordinata chiede che venga accertata la sua servitù di passaggio sul marciapiede condominiale. Il Tribunale di Genova rigetta le domande e la decisione è confermata in appello. Il proprietario propone ricorso per cassazione.

La sentenza impugnata nega l'esistenza di una servitù di passaggio sul marciapiede condominiale, in quanto il locale è stato acquistato dal ricorrente ad uso negozio e non box. La servitù si trasferisce con il fondo dominante solo quando essa effettivamente esista e non basta la circostanza, esposta dal ricorrente, dell'uso costante del locale come box per far sorgere la servitù.

Ugualmente, è stata negata la legittimità di costruire scivoli permanenti tra la strada e il marciapiede al fine di agevolare l'ingresso in automobile nel box. Infatti, come già ha rilevato la Corte territoriale, il marciapiede per sua natura ha la funzione tipica «di consentire il sicuro transito dei pedoni», e l'utilizzazione dello stesso come accesso al locale di proprietà del ricorrente «avrebbe comportato il mutamento di destinazione di tale parte comune».

Ciascun comproprietario può trarre dal bene comune una utilità più intensa o diversa rispetto agli altri comproprietari, purché non ne venga alterata la destinazione, o compromesso il diritto al pari uso. Ebbene, osserva il Collegio, l'utilità che il ricorrente vorrebbe ottenere sarebbe, oltre che più intensa, anche palesemente in contrasto con quella che ne ricavano gli altri condomini, in quanto consentendo l'attraversamento di un'automobile sul marciapiede sarebbe compromessa la sicurezza di transito dei pedoni, i quali non si troverebbero più su un luogo in cui le vetture non possono accedere.

Infine, il ricorrente richiama la normativa in materia di portatori di handicap (art. 2, L. n. 13/89), che riconosce la possibilità di installare «a proprie spese, servo scale, nonché strutture mobili al fine di rendere più agevole l'accesso agli edifici, agli ascensori ed ai garages». Anche questo motivo viene giudicato infondato, poiché le opere cui fa riferimento il richiamato articolo servono a consentire l'accesso ai portatori di handicap e non alle autovetture di loro proprietà.

Fonte: La Stampa

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