lunedì 7 marzo 2011

Condominio, parti comuni e reati: a chi spetta il potere di querelare?


La Corte di Cassazione, più nello specifico la Quinta Sezione penale, con la pronuncia n. 6197 depositata in cancelleria lo scorso 18 febbraio, è tornata ad occuparsi della questione relativa ai reati commessi in danno delle parti comuni ed alla legittimazione a proporre querela per la punizione dell'autore dei medesimi. La sentenza, come si suole dire in gergo, non mancherà di far discutere. Il motivo?

Secondo la Suprema Corte "laddove vittima del reato sia un soggetto collettivo quale è il condominio è necessaria la querela della totalità dei componenti nella sua espressione istituzionale. Inoltre è da escludere che il singolo condomino possa esercitare una facoltà di questo genere con riferimento alla propria quota millesimale delle parti comuni dell'edificio" (Cass. 18 febbraio 2011 n. 6197). In sostanza se l'assemblea non delibera all'unanimità di dare incarico all'amministratore di presentare una querela, il singolo condomino non può agire pro-quota a tutela del proprio diritto sulle parti comuni. Una presa di posizione che, da quanto si legge nella sentenza, riporta in auge la distinzione tra condomini e collettività, quest'ultima intesa come soggetto di diritto autonomo rispetto ai primi.

Un modo come un altro per dire che il condominio è un soggetto di diritto. Una vera e propria rivoluzione copernicana rispetto a quanto costantemente ribadito dalle Sezioni Civili (cfr. su tutte Cass. SS.UU. n. 9148/08). A ben vedere, si tratta di un'affermazione non del tutto condivisibile. Qualunque sia la natura giuridica del condominio, infatti, non si può negare che le cose comuni siano oggetto del diritto di proprietà dei partecipanti, i quali in relazione agli accadimenti che le riguardano vedono variare, prima d'ogni cosa, il loro valore venale. Sottrarre ai comproprietari la possibilità d'agire per querelare l'autore di fatti criminosi, vuol dire prima d'ogni cosa negare la facoltà di tutelare i propri diritti. In definitiva è auspicabile che quella espressa nella sentenza n. 6197 resti un'affermazione di principio isolata e prontamente superata.

Fonte: Avv.Alessandro Gallucci su Il Sole 24Ore

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