lunedì 7 febbraio 2011

Convocazione, la Cassazione spiega le regole.


La spedizione non equivale a ricezione e non prova la ritualità della convocazione”. Così si è pronunciata la Corte di Cassazione nella recente sentenza 25 novembre 2010 n. 23946, in tema di convocazione di assemblea, spedizione dell’avviso e prova di ricezione. In pratica, la Suprema Corte ha sostenuto che perché un’assemblea si possa considerare correttamente convocata, è necessario che ci sia la prova non solo dell’avvenuto invio ma anche dell’avvenuta ricezione dell’avviso.

Spetta al condominio convenuto in giudizio, quindi, provare la rituale convocazione del condomino ricorrente. Anche se di recente è stato specificato che chi “chieda l’annullamento ex art. 1137 c.c. non dovrebbe potersi più limitare ad allegare di non aver ricevuto l’avviso, e dovrebbe piuttosto avere l’onere di dedurre e provare, in caso di contestazione, i fatti dai quali l’omessa comunicazione risulti, secondo i principi generali in tema di annullamento dell’atto”. Così si è pronunciato il tribunale di Salerno 27 settembre 2010.

Quindi, perché un’assemblea sia stata convocata regolarmente, è sempre necessario che, ai sensi del sesto comma dell’art. 1136 del codice civile, tutti i condomini siano stati ritualmente invitati a parteciparvi. L’omessa convocazione anche di un solo condomino comporta l’invalidità della deliberazione assembleare. Ma questa omessa convocazione non provoca la nullità assoluta ma la semplice annullabilità delle delibere assunte. A partire da una pronuncia del 2005 delle sezioni unite della Corte di Cassazione, si è creato l’indirizzo per il quale: “La mancata comunicazione, a taluno dei condomini, dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale comporta, non la nullità, ma l’annullabilità della delibera condominiale, la quale, ove non impugnata nel termine di trenta giorni previsto dall’articolo 1137 c. c., comma 3, è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al condominio” (Cass. 7 marzo 2005, n. 4806).

La differenza tra nullità e annullabilità è sostanziale. Una delibera nulla può essere impugnata in qualsiasi tempo dal condomino assente o dissenziente o anche da chi ha votato a favore, purché dimostri di avervi interesse (Cass. 16 novembre 1992, n. 12281). Una delibera annullabile può invece essere impugnata entro trenta giorni, che decorrono dalla comunicazione formale per i condomini assenti, e dalla sua approvazione per i dissenzienti.

Fonte: Patrizia Pallara su Il Salvagente.it

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