lunedì 10 gennaio 2011

Viola la privacy esporre i debiti dei condòmini.


L'amministratore di condominio non può affiggere nell'androne del palazzo o in altri spazi comunque accessibili al pubblico avvisi di mora o sollecitazioni di pagamento con l'indicazione dei dati del condomino moroso. Perchè in questo modo si viola la privacy.

La precisazione è contenuta nell'ordinanza 186/11 depositata ieri dalla seconda sezione civile della Cassazione.

Per la Suprema corte, in effetti, l'interesse personale alla riservatezza prevale su quello collettivo relativo alla trasparenza della gestione contabile del condominio. I giudici hanno così bocciato la decisione del tribunale di Napoli – che aveva fatto la scelta opposta – precisando che i dati riferiti ai singoli condomini, inclusi quelli relativi alle posizioni debitorie di ciascuno nei confronti della collettività condominiale, costituiscono senza dubbio "dati personali", nell'ottica del codice della privacy.

È vero che le informazioni relative al riparto delle spese, all'entità del contributo dovuto da ciascuno e alla mora nel pagamento degli oneri possono essere trattati anche senza il consenso dell'interessato. E, infatti, in funzione delle attività di gestione delle parti comuni l'amministratore può procedere alla raccolta, registrazione, conservazione ed elaborazione di questi dati.

Inoltre, per ragioni di trasparenza lo stesso amministratore può e deve comunicarli a tutti i condomini, in sede di rendiconto annuale, dell'assemblea ovvero nell'ambito delle informazioni periodiche. Ma anche ciascun condomino può chiedere all'amministratore le informazioni sulla situazione contabile del condominio, comprese quelle che riguardano eventuali debiti degli altri partecipanti.

Tuttavia – spiega la Corte di cassazione – il trattamento dei dati personali «deve avvenire nell'osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti».

Sull'amministratore del condominio grava, perciò, «il dovere di adottare le opportune cautele per evitare l'accesso a quei dati da parte di persone estranee al condominio». L'affissione nella bacheca dell'androne condominiale dei dati personali che evidenziano le posizioni di debito dei singoli condomini va, evidentemente, «al di là della giustificata comunicazione dell'informazione ai soggetti interessati nell'ambito della compagine condominiale». Questa affissione, infatti, avvenendo in uno spazio accessibile al pubblico, non solo non è necessaria ai fini dell'amministrazione comune, ma determina «la messa a disposizione di quei dati in favore di una serie indeterminata di persone estranee e, quindi, in una indebita diffusione, come tale illecita e fonte di responsabilità civile». Il «diritto alla riservatezza», dunque, per la Cassazione, prevale sulle «esigenze di efficienza», essendo un diritto tutelato dall'articolo 2 della Costituzione e dall'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Fonte: Il Sole 24Ore

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