mercoledì 15 dicembre 2010

Una riforma degli amministratori di condominio, in standby da mesi.

7000 i pro­fes­sion­isti e 250mila i con­do­mini ammin­is­trati in Italia, questi i numeri di Anaci, l’associazione nazionale ammin­is­tra­tori con­do­mini e immo­bili, con 105 province oper­a­tive sul ter­ri­to­rio nazionale fra le quali 40 con sede pro­pria, men­tre le altre domi­cil­i­ate presso i pres­i­denti provin­ciali. Con una riforma ferma in par­la­mento e voluta da anni, gli ammin­is­tra­tori di con­do­minio fanno sen­tire la loro voce attra­verso il pres­i­dente dell’associazione che li rap­p­re­senta, Pietro Membri.

L’associazione rag­gruppa chi ammin­is­tra con­do­mini “real­mente” e a tempo pieno. Chi ha scelto questa come la pro­pria pro­fes­sione, non chi, pre­cisa Mem­bri, lo fa come sec­ondo o terzo lavoro. “A riprova della seri­età degli iscritti”. Per esserlo, infatti, è nec­es­sario avere alcuni req­ui­siti. Primo dei quali aver seguito un corso di for­mazione di primo e sec­ondo liv­ello orga­niz­zato da Anaci stessa, avere una par­tita IVA e seguire ogni anno degli aggior­na­menti. Altro dato, non sec­on­dario è la “neces­sità di dotarsi di una RC pro­fes­sion­ale, una polizza che tutela non solo l’amministratore ma anche i con­do­mini. Non è obbli­ga­to­ria a liv­ello nazionale, ma noi nel nos­tro statuto l’abbiamo inserita come clau­sola”, sot­to­linea Membri.

Ma che suc­cede se un ammin­is­tra­tore iscritto all’Associazione si è com­por­tato in modo scor­retto nei con­fronti del con­do­minio da lui ammin­is­trato? Qual è l’intervento dell’Anaci? “In ogni provin­cia la nos­tra orga­niz­zazione ha una com­mis­sione dis­ci­pli­nare e in ogni regione un col­le­gio dei pro­biviri di prima istanza, così come a liv­ello nazionale, che garan­tisce la deon­tolo­gia degli asso­ciati”, spiega Mem­bri ad News Attico. Quindi il con­do­minio che si trova con un ammin­is­tra­tore che non fa il suo dovere può denun­cia­rlo all’associazione a cui ovvi­a­mente deve essere iscritto e può sper­are di ottenere giustizia.

Nat­u­ral­mente c’è un punto debole. D’altronde nel nos­tro Paese come potrebbe essere diverso. La cat­e­go­ria degli ammin­is­tra­tori con­do­miniali non è iscritta a ruolo e questo fa sì che ognuno può fare un po’ come gli pare. Certo l’iscrizione all’Anaci costringe i più onesti a seguire le regole che l’associazione si è data, ma “non va dimen­ti­cato che in Italia di ammin­is­tra­tori con­do­miniali ce ne sono 300mila e si riscon­tra una vari­età di atteggia­menti sul mer­cato vera­mente incred­i­bile”, ammette Mem­bri. “Non c’è solo un prob­lema di cor­ret­tezza pro­fes­sion­ale, ma anche di preparazione e com­pe­tenza che spesso decadono. L’aggiornamento in questo campo è nec­es­sario, visto il quan­ti­ta­tivo di leggi nuove che vanno dal risparmio ener­getico a norme ban­carie, alla ges­tione on line ecc.”.

Si parla di riforma, fin dal 2007, Oggi, siamo in dirit­tura finale, ma la crisi di gov­erno alle porte, sostiene Mem­bri farà senz’altro saltare la sua approvazione, e quindi “un’altra occa­sione spre­cata per una pro­posta leg­isla­tiva che non aveva nes­sun ric­asco politico, ma che ser­viva solo a fare chiarezza, a fare un po’ d’ordine”. Nat­u­ral­mente di questa riforma tanto agog­nata le pec­che da seg­nalare non sono poche. “Basti pen­sare che si prospetta la creazione presso le Camere di Com­mer­cio di un reg­istro per l’iscrizione degli ammin­is­tra­tori di sta­bili, ma non sono state def­i­nite le conoscenze nec­es­sarie per esercitare. Si tratta di una palese incon­gruenza. Ma non è l’unica. Par­liamo dei 4 mesi dalla sca­denza della rata di paga­mento delle spese con­do­miniali dai quali l’amministratore è costretto a fare il decreto ingiun­tivo con­tro il con­domino inadem­pi­ente. Se non lo fa viene denun­ci­ato per aver arrecato danno al con­do­minio”, spiega critico Mem­bri. Giusto senz’altro attribuire in ultima anal­isi la respon­s­abil­ità all’amministratore, ma si poteva far sì che il recu­pero for­zoso fosse obbli­ga­to­rio solo una volta all’anno, dopo 4 mesi dall’approvazione del bilan­cio. “Per­ché ren­dere tutto così oneroso? Si poteva inter­venire snel­lendo e velo­ciz­zando le pro­ce­dure, non com­pli­can­dole” con­clude. Il cahier de doléance non finisce qui. Si potrebbe aggiun­gere anche la deci­sione di togliere la garanzia fideius­so­ria dei cap­i­tali investiti, sos­tituen­dola con un revi­sore di conti che con­trolli l’amministratore, impo­nendo così un costo in più per tutti.

Fonte: Newsattico.it

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