lunedì 27 dicembre 2010

Per installare l'antenna satellitare basta un terzo dei condomini: è un'innovazione necessaria.


Nel condominio le modifiche alle parti comuni dell'edificio rappresentano un corollario naturale dell'esercizio del diritto di partecipazione dei condomini alla comunione, infatti anche il singolo condomino può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il godimento della cosa. Ma quando si tratta di disporre tutte le innovazioni dirette al miglior godimento e maggior rendimento della cosa comune, la necessità di un ampio consenso nell'adozione delle relative delibere assembleari non appare sufficiente, in molti casi, ad arginare i rischi di un uso arbitrario del diritto di usufruire del bene comune, a danno della comunione e anche del singolo partecipante.

Possiamo affermare che il confine tra l'utilizzazione più intensa della cosa comune e l'innovazione vietata appare assai labile e di difficile demarcazione. In realtà, nel ricondurre a legit¬timità ogni intervento che determini una modifica sostanziale del bene comune, l'assemblea condominiale svolge il ruolo fondamentale di controllo e di equilibrio, consentendo che solo particolari maggioranze qualificate determinino l'approvazione dell'innovazione, nonostante la legislazione vigente consente, per particolari tipi di interventi, maggioranze ridotte, in virtù di un dichiarato interesse pubblico prevalente alla veloce realizzazione delle opere, quali quelle in materia di risparmio energetico, ove si ritiene sufficiente la maggioranza semplice delle quote millesimali rappresentata dagli intervenuti in assemblea, quindi non rilevando il numero dei condomini favorevoli all'intervento, ma solo i millesimi.

In alcuni settori, quale quello dell'installazione di impianti televisivi satellitari di cui alla legge n. 66/2001, è sufficiente l'approvazione da parte di un terzo dei partecipanti e un terzo del valore dell'edificio, poiché il legislatore giudica tali interventi "innovazione necessarie", per consentirne la facile realizzazione. Sorge il dubbio se, al contrario, la dizione più opportuna non fosse stata "voluttuarie", onde permettere che la relativa spesa fosse posta a carico unicamente dei soggetti che intendono utilizzare l'opera, o a carico di coloro che l'hanno deliberata, senza gravare il relativo costo sulla collettività dei condomini.

Fonte: Patricia Felcioloni de Il Sole 24Ore

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