mercoledì 27 ottobre 2010

Condominio: in appello a Roma continua a valere la «solidarietà».


Un piccolo ribaltone. La sentenza 2729/2010 della Corte d'appello di Roma riafferma il principio della solidarietà dei debiti condominiali, smentendo l'orientamento affermato dalla pronuncia delle Sezioni unite del Corte di cassazione 9148/2008, con la quale i giudici avevano preso posizione a favore della parziarietà.

Ogni membro del condominio – ha affermato nel 2008 la Cassazione – risponde dei debiti condominiali solo per la quota di propria spettanza. Quindi i creditori e i fornitori del condominio non possono chiedere il pagamento di tutto il debito a un condomino ritenuto più "solido" degli altri, ma devono chiedere a ciascuno soltanto la propria quota. Né valeva come eccezione la sentenza 14813/2008, con cui la Cassazione aveva sì riaffermato la solidarietà, ma per disciplinare il rapporto tra due soggetti che erano cointestatari di uno stesso alloggio.

I giudici d'appello di Roma hanno affrontato il caso di un singolo condomino che era stato intimato a pagare tutta la somma dovuta all'ex amministratore, quale rimborso per spese anticipate dal professionista durante il proprio mandato. Il condomino – una società – aveva fatto opposizione contro il precetto, sostenendo di essere tenuto a pagare solo la propria quota (calcolata secondo i millesimi di proprietà) e non tutto l'importo delle spese anticipate dall'amministratore.

La società, in sostanza, si era richiamata allo stesso principio riaffermato dalla sentenza 9148/2008 della Cassazione. Secondo questa pronuncia – in estrema sintesi – perché tra più debitori scatti la regola della solidarietà ci vogliono due requisiti: l'identica causa dell'obbligazione e l'indivisibilità della prestazione. E siccome il pagamento di una somma di denaro è sempre divisibile, ecco spiegato perché scatta la parziarietà.

La Corte d'appello, però, ha dato ragione all'amministratore, che quindi può chiedere alla società il pagamento di tutto il debito, e non solo della quota di propria spettanza.

Secondo i giudici d'appello, il requisito della indivisibilità della prestazione «non costituisce un requisito per differenziare le obbligazioni solidali (in cui ciascun debitore è tenuto all'intera prestazione) dalle obbligazioni parziarie (in cui ciascun debitore è tenuto alla prestazione per la sua quota)».

Sempre secondo la Corte d'appello, «l'articolo 1292 del Codice civile non indica affatto la "indivisibilità" della prestazione come un requisito della obbligazione solidale, né tanto meno identifica l'obbligazione solidale con la obbligazione indivisibile. L'articolo 1292 identifica l'obbligazione solidale passiva nella esistenza di una pluralità di soggetti debitori tutti tenuti alla medesima prestazione, cioè ad una prestazione comune a tutti i debitori».

Quindi, per stabilire se un'obbligazione con più debitori è solidale o parziaria non si deve badare alla divisibilità della prestazione. Si deve guardare, invece, all'articolo 1294 del Codice civile: «I condebitori sono tenuti in solido se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente». Di conseguenza, concludono i giudici d'appello, «in base a questa regola di solidarietà i comproprietari di una cosa per i debiti relativi all'amministrazione e manutenzione del bene comune sono sempre debitori solidali».

Proprio in virtù dei contrasti giurisprudenziali, la società che si è vista condannata a pagare tutto il debito ha ottenuto di non dover rimborsare le spese legali alla controparte. E sarebbe stato strano il contrario, visto che l'appello è stato discusso all'inizio del 2009, dopo la pronuncia delle Sezioni unite della Cassazione. Inoltre, c'è da chiedersi quale destino potrà avere la pronuncia della Corte d'appello in caso di eventuale ricorso in Cassazione, visto che la singola sezione investita del giudizio non potrebbe discostarsi dalle Sezioni unite.

Fonte: Luana Tagliolini de Il Sole 24Ore

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