giovedì 23 settembre 2010

Sì al garage al posto del prato: la servitù non è aggravata se il terreno si trova nel centro della città.


Là dove c’era l’erba potrebbe ben sorgere un garage. L’aumento del traffico di veicoli nell’area non basta a far scattare il divieto di aggravamento della servitù di passaggio quando il terreno ha una chiara vocazione edificatoria. Il titolare del diritto, però, non può rimandare all’infinito la costruzione dell’autorimessa altrimenti scatta l’estinzione per il mancato utilizzo della facoltà di transito. È quanto emerge dalla sentenza 18029/10, emessa dalla seconda sezione civile della Cassazione.

E' stato accolto il ricorso dell’azienda che punta a costruire il garage interrato. Il diritto di passaggio carraio e pedonale sull’area verde sopravvissuta in mezzo al cemento risulta “ereditato” dall’impresa: fu stabilito dall’originario alienante nella compravendita dei terreni dove oggi sorgono i fabbricati abitati. Bocciata la sentenza che dà ragione ai proprietari degli appartamenti secondo cui basterebbe la trasformazione da prato incolto ad autorimessa a configurare l’aggravamento della servitù vietato dall’articolo 1067 del Codice civile: il giudice del merito non considera che l’area interessata è ad alta densità urbana e la relativa vocazione edificatoria risultava del tutto prevedibile quando è stato costituito il “peso” sul fondo servente; una diversa utilizzazione dell’area, insomma, non è «un’innovazione»: per limitare l’automatico aumento del flusso di veicoli diretti nel fondo dominante sarebbe stata necessaria una pattuizione ad hoc, che nella specie manca.

Spetta al giudice del rinvio stabilire se il garage sarà poi costruito davvero. La sentenza d’appello stabilisce che la servitù riguarda non solo il cortile ma tutta l’area che l’originario alienante dei terreni tenne per sé e in seguito cedette all’azienda. Solo in base a questo, però, risulta escluso che si sia estinto per non uso il diritto al passaggio dell’impresa: la tesi dell’intervenuta prescrizione ventennale, sostenuta dai condomini, è dunque bocciata senza motivazione sul punto. Deciderà allora un’altra sezione della Corte piemontese.

Fonte: La Stampa

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