giovedì 30 luglio 2009

Compensi straordinari dell’amministratore.


Ci si è domandato se l’amministratore abbia diritto a compensi extra, per le opere straordinarie in condominio o per attività eccedenti l’ordinaria gestione.

In questo senso, mentre si esclude che l’amministratore possa pretendere compensi a parte per aver ospitato l’assemblea nel suo studio, si ritiene che egli possa pretendere un compenso extra per la gestione previdenziale del personale, per gli adempimenti fiscali di condominio, allorché tali ultime incombenze non siano state ricomprese nel compenso annuale, stabilito all’atto del conferimento dell’incarico.

Per quanto attiene, in particolare, alle spese relative all’appalto e all’esecuzione delle opere straordinarie in condominio, è nota la sentenza del Pretore di Perugia – n. 9 del 6 febbraio 1999 – secondo cui l’esecuzione dei lavori straordinari nel condominio impegna l’amministratore in misura superiore rispetto alle competenze stabilite dalla legge e pertanto a lui è dovuto un compenso extra, rispetto all’onorario pattuito annualmente; secondo la sentenza richiamata, il compenso all’amministratore andrebbe in tal caso individuato nel 2% dell’importo dei lavori straordinari, secondo gli usi correnti.

La sentenza del Pretore d Perugia ha fatto epoca, avviando una prassi secondo cui l’amministratore ha diritto a un compenso extra per l’impegno maggiore che deriva dai lavori straordinari.

La prassi richiamata, secondo l’opinione dominante, deve ritenersi legittima, a condizione che l’amministratore sia stato autorizzato dall’assemblea a fruire di un maggior compenso, in sede di approvazione del preventivo dei lavori o in sede di sua nomina.

Ci si è domandato però se l’amministratore abbia diritto al compenso extra per opere straordinarie, anche quando non abbia preventivamente convenuto alcunché con il condominio, né in sede di accettazione dell’incarico, né in sede di approvazione delle opere.

In tema, non si rivengono specifiche pronunce giurisprudenziali, salva la sentenza della Cassazione, sezioni unite, 21933/2008, resa però in materia di compenso degli amministratori di società.

A norma dell’articolo 2389 Codice civile, infatti, “i compensi e le partecipazioni agli utili spettante ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti nell’atto costitutivo o dall’assemblea”.

Poiché la disciplina condominiale per molti aspetti è assimilata analogicamente alla disciplina delle società, si ritiene che il principio adottato dalla richiamata sentenza della Cassazione possa spiegare i suoi effetti anche nella materia dei compensi extra, all’amministratore di condominio.

Si tenga presente che la sentenza della Corte d’Appello di Trieste 13 agosto 2003 – avverso la quale è intervenuta la richiamata sentenza della Cassazione a sezioni unite 21933/2008 – aveva addirittura revocato gli amministratori per giusta causa, per non essere stati preventivamente autorizzati a esporre compensi speciali nel bilancio sociale.

La Cassazione, a sezioni unite, intervenendo con la sentenza sopra richiamata, ha stabilito il principio secondo cui deve “essere preferito l’orientamento che ritiene necessaria l’esplicita delibera assembleare di determinazione dei compensi e che nega che tale delibera possa considerarsi implicita in quella di approvazione di bilancio”.

A tale conclusione le sezioni unite sono pervenute, motivando che “la legge considera le deliberazioni di approvazione del bilancio e quelle di determinazione dei compensi degli amministratori, a norma dell’articolo 2364, Codice civile, come aventi oggetti e contenuti diversi e distinti, l’una essendo diretta a controllare la legittimità di un atto di competenza degli amministratori, approvandolo o non approvandolo, l’altra avendo la funzione di determinare o stabilire, a norma dell’articolo 2389, Codice civile, il compenso … Peraltro, anche a voler ipotizzare l’ammissibilità di una ratifica tacita della autodeterminazione del compenso da parte dell’amministratore, sarebbe necessaria la prova che, approvando il bilancio, l’assemblea sia a conoscenza del vizio e abbia manifestato la volontà di far proprio l’atto posto in essere dall’organo privo di potere, non essendo invece sufficiente, in quanto circostanza non univoca, la generica delibera di approvazione”.

Fonte: Confappi su Condominio Italia

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