lunedì 30 marzo 2009

Condominio, è reato pubblicare i nomi dei morosi.


Vi sarà capitato di ricevere una telefonata, a casa vostra, da parte di un sedicente agente immobiliare che sosteneva di avere informazioni secondo le quali il vostro appartamento, quello in cui vivete e di cui l'uomo conosce perfettamente indirizzo civico e collocazione all'interno di un complesso di edifici, è in vendita.

Come mai l'agente immobiliare ha il vostro numero di casa, come fa a conoscere l'indirizzo, il civico e persino le caratteristiche della vostra abitazione ?

Inoltre, non è vero che l'appartamento è in vendita e in pochi hanno il vostro numero di telefono di casa.

Forse qualcuno che possiede i vostri dati personali li ha passati a qualcun altro.

Ma questo è lecito ? Quali sono i limiti di tutela dei dati personali che l'amministratore del condominio in cui vivete o il portiere posseggono ?

E quali strumenti la legge attribuisce affinchè possiate difendervi da chi è a caccia di informazioni, magari per vendervi qualcosa ?

Si tratta di una materia che con la diffusione di strumenti tecnologicamente sempre più evoluti è divenuta sempre più urgente disciplinare.

Si pensi ad esempio al telemarketing che utilizzando le e-mail o i telefoni cercano di raggiungere quante più persone per proporre messaggi pubblicitari.

Si tratta di mezzi che limitano il diritto del singolo alla riservatezza e alla non intrusione nella sua sfera privata da parte di terzi senza previo consenso.

Verifichiamo allora quale sia il rapporto tra le regole di convivenza in un condominio e la circolazione delle informazioni all'interno dello stesso soprattutto alla luce di una recente sentenza della Corte di Cassazione.

In particolare bisogna sottolineare come i dati dei condomini siano inseriti in una sorte di anagrafe condominale, tenuta dall'amministratore al fine di conoscere esattamente e periodicamente che sono i proprietari delle singole unità immobiliari.

Ci si deve porre anche il problema del corretto utilizzo di questo materiale e di individuare entro quali limiti queste notizie possano essere utilizzate.

Il diritto alla riservate3zza fa parte dei diritti della personalità: per questo motivo determinate informazioni non devono essere accessibili a chiunque.

La normativa sulla tutela della protezione dei dati personali è contenuta nel Decreto Legislativo del 30 giugno 2003.

E' praticamente un Codice in materia di protezione dei dati personali che detta una definizione ampia di " dato personale " che secondo quanto stabilito all'articolo 4, comprende qualunque informazione relativa ad una persona fisica, identificata o identificabile " anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione ".

La lettera b dello stesso articolo definisce il trattamento dei dati come " qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione la modificazione,la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati anche se non registrati in una banca dati."

Quindi l'amministrazione condominale costituisce pienamente " trattamento dati ".

Verifichiamo, dunque, entro quali limiti la divulgazione di notizie relative ai condomini configuri una violazione del diritto alla riservatezza e quindi, lesione dell'interesse tutelato dalla normativa in materia di protezione dei dati personali.

Un primo parere in materia è stato espresso il 19 maggio 2000 quando il Garante ha stabilito che i singoli condomini hanno diritto di conoscere le informazioni utili riguardanti l'amministrazione e il funzionamento del condominio, comprese quelle che riguardano eventuali posizioni debitorie e creditorie dei singoli condomini nei confronti del condominio stesso.

Quindi, in seguito a richiesta, l'amministratore deve rendere disponibili certe informazioni ma allo stesso tempo queste devono essere utilizzate al solo scopo di verificare la regolarità delle procedure assembleari o per proporre eventuali impugnazioni delle deliberazioni.

Il Garante è intervenuto successivamente con provvedimento del luglio 2003 stabilendo che è fatto divieto all'amministratore del condominio disporre l'affissione in bacheca di dati personali riguardanti le posizioni in debito o di credito dei singoli condomini.

Ciò in quanto tale modalità consentirebbe a terzi estranei al condominio ( e quindi non legittimati a conoscere le situazioni debitorie degli appartenenti al condominio ) di venire a conoscenza di dati aventi carattere personale.

Ciònonostante rimane stabilito il diritto di ogni singolo condomino che ne faccia richiesta di ricevere dall'amministratore tutte le informazioni concernenti la situazione contabile del condominio, compresi i nomi degli eventuali condomini morosi.

Tali principi vengono ribaditi dallo stesso Garante che aggiunge come ai partecipanti deve essere garantita la trasparenza circa le spese o morosità degli altri condomini ma allo stesso tempo la riservatezza di tali dati nei confronti di terzi.

E ciò naturalmente a meno che non ci sia il consenso del diretto interessato.

La Suprema Corte è intervenuta recentemente con pronuncia del 31 marzo 2008 a risolvere una questione nata fra due condomini.

L'uno aveva accusato l'altro di averlo diffamato per aver affisso nella bacheca del condominio un foglio che riportava la seguente frase " Si avvisano i signori condomini che il signor Caio non vuole pagare l'acqua dallo stesso consumata ".

Tale frase e soprattutto le modalità con cui era stata portata all'attenzione di molte persone era stata ritenuta dal presunto condomino moroso lesivo della sua privacy ma anche diffamatoria.

Per tale ragione aveva chiesto il risarcimento danni e la condanna per diffamazione dell'autore.

In primo grado il giudice aveva ritenuto non sussistere gli elementi della diffamazione mentre il grado di appello aveva evidenziato la responsabilità dell'autore della frase.

La Corte di Cassazione pronunciando la parola fine sulla questione ha statuito il principio di diritto secondo cui " integra il reato di diffamazione il comunicato, redatto all'esito di un'assemblea condominiale, con cui un condomino venga indicato come moroso nel pagamento delle spese, qualora esso venga affisso in un luogo accessibile - non già ai soli condomini dell'edificio per i quali può sussistere un interesse giuridicamente apprezzabile alla conoscenza dei fatti - ma a un numero indeterminato di altri soggetti: in tal caso, invero, il requiisto della comunicazione con più persone si può ritenere in re ipsa".

Fonte: Ignazio Raimondo de Il Messaggero

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