lunedì 2 febbraio 2009

La telecamera sul balcone senza il via del condominio.


Telecamere e apparecchiature di videosorveglianza sono sempre più diffuse, anche perché l'evoluzione tecnologica ha reso il loro costo più accessibile rispetto a pochi anni fa.

Quando vengono installate in condominio, tuttavia, pongono rilevanti problemi di privacy, sui quali negli ultimi mesi la Cassazione è intervenuta con due sentenze, la n. 22602 del 5 giugno 2008 e la n. 44156 del 26 novembre.

Come deve comportarsi, allora, l'amministratore quando un condomino decide di installare una telecamera per sorvegliare l'accesso alla propria unità immobiliare?

Diciamo subito che il professionista non ha un compito o un obbligo ben preciso di intervento, né per vietare né per autorizzare l'installazione, e non ha neppure il compito di rimettere l'autorizzazione all'assemblea dei condomini.

La spesa per l'installazione è a carico del condomino installatore e l'uso di parti comuni (normalmente pareti interne o esterne allo stabile) è conforme all'articolo 1102 del Codice civile, pur nel rispetto dei limiti in esso stabiliti.

In particolare, eventuali danni ai beni comuni dovranno da lui essere risarciti al condominio, e se non ciò non fosse possibile in via amichevole, allora l'amministratore – ed è qui che interviene – dovrebbe agire in giudizio come rappresentante del condominio per la tutela delle parti comuni nell'ambito di quel potere di rappresentanza che gli attribuisce all'articolo 1131 del Codice civile.

Per il resto, è il condomino a dover fare attenzione a non violare la privacy (principio di proporzionalità tra mezzi impiegati e fini perseguiti) e a non incorrere in responsabilità anche penali di cui risponde personalmente.

È bene ricordare, allora, che l'installazione e l'utilizzo dei sistemi di videosorveglianza nelle aree condominiali sono disciplinati da due atti dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali: il decalogo del 29 novembre 2000 e il provvedimento generale del 29 aprile 2004.

Le telecamere possono essere installate a fini di sicurezza personale senza che sia necessario il consenso degli altri condomini: è sufficiente informarli della presenza dell'impianto.

A patto, ovviamente, che ricorrano alcune condizioni.

Non bisogna dimenticare, infatti, che procurarsi indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata – mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora – è in linea di principio reato, così come previsto dall'articolo 615-bis del Codice penale, «Interferenze illecite nella vita privata».

Tuttavia, perché ci sia l'illecito, secondo la Cassazione (sentenza 44156/2008), occorrono due elementi:- l'indebita interferenza in uno dei luoghi indicati nell'articolo 614 del Codice penale (violazione di domicilio) realizzata con apparecchiature di videosorveglianza;- l'attinenza delle notizie o immagini alla vita privata che si svolge in quei luoghi.Altrimenti, in assenza di uno di questi requisiti, non c'è reato.

Anzi, non sono mancati interventi giurisprudenziali con i quali si è sostenuta la funzione probatoria delle immagini registrate da una telecamera antivandali installata all'interno di un appartamento, «a patto che l'area interessata dalle riprese non rientri nella sfera di privata dimora di un singolo soggetto» (sentenza 22602/2008).

Ed è proprio questo il principio alla base della sentenza 44156/2008, con cui è stato prosciolto un condomino che aveva installato due telecamere sul balcone di casa per proteggersi da eventuali intrusioni di estranei.

I giudici di merito lo avevano condannato perché l'impianto riprendeva immagini relative all'ingresso comune dell'edificio (vialetto di accesso) e, in piccola parte, della proprietà esclusiva di altri condomini.

Invece i giudici di legittimità hanno rilevato come la ripresa – anche se contraria alla volontà dei condomini (a cui comunque era nota) – non fosse stata effettuata né in modo clandestino, né fraudolento.

Tanto che l'imputato aveva fornito ai vicini la possibilità di controllare quanto visualizzato dalle telecamere mediante i televisori all'interno delle loro case.

E d'altra parte era stato provato in giudizio che l'angolazione delle telecamere consentiva la visuale solo incidentale di piccole porzioni di uno sporto e di un poggiolo.

La ripresa delle aree comuni non poteva, di conseguenza, ritenersi in alcun modo invasiva della sfera privata dei condomini.

Fonte: Luana Tagliolini de Il Sole 24Ore

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