lunedì 26 gennaio 2009

Il distacco dall'impianto centralizzato non deve danneggiare gli altri.


Per potersi distaccare dall'impianto centralizzato si deve prima accertare che il distacco non sia vietato dal regolamento condominiale contrattuale ( in questo caso, occorrerebbe il consenso unanime di tutti i condomini ).

A prescindere dall'accertamento di cui sopra, il distacco può essere consentito solo se l'interessato dimostri che dal suo distacco non derivino nè aggravi di spese per coloro che continuano a fruire dell'impianto nè squilibri termici pregiudizievoli della regolare erogazione del servizio ( Cassazione, 25 marzo 2004, n, 5574 ).

In questo caso, egli è obbligato a pagare le spese di conservazione dell'impianto, mentre può essere esonerato dall'obbligo del pagamento delle spese per il suo uso.


La delibera assembleare deve essere adottata con la maggioranza ordinaria, di cui all'art. 1136, comma 3, Codice civile, in seconda convocazione ( maggioranza dei partecipanti al condominio oltre a 1/3 dei millesimi ) ovvero, prudenzialmente, con la maggioranza regolamentare di cui all'articolo 1136, comma 2, Codice civile ( maggioranza degli intervenuti oltre a 500 millesimi ).


A seguito della legge 192/2005, come modificata dal Dlgs 311/2006 e dalle sopravvenute leggi regionali, occorre in ogni caso che il distacco non comporti violazione del fabbisogno termico dell'edificio e sia compatibile con la legislazione in materia di risparmio energetico, con la certificazione di un termotecnico abilitato.


Fonte: " L'esperto risponde " de Il Sole 24 Ore





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