lunedì 15 dicembre 2008

Tra condòmini si litiga meno:in due anni le cause sono scese del 33%.


Si litiga, ma meno, tra condòmini, tanto che i battibecchi che si trasformano in ricorsi davanti al giudice di pace sono stati nel 2007 appena 600, in diminuzione del 33,3% in due anni (erano 900 i procedimenti nel 2005).

I dati sono contenuti nella terza edizione del “Rapporto italiano sui condomini” condotto dal Censis e dall’Anaci sulla base dei dati del ministero della giustizia.

Considerando che i condomini in Italia sono quasi un milione, arriva a far causa appena un condòmino su 1.500 (lo 0,06%).

Del resto trascinare in tribunale il "nemico" della porta accanto costa mediamente 3-4mila euro, calcola l’Anammi che ha stilato la classifica delle liti più frequenti: c’è chi proprio non tollera i rumori provocati dal vicino che sposta mobili di continuo o il ticchettio delle scarpe a tutte le ore o l’odore di cucina; i parcheggi non autorizzati negli spazi comuni; gli schiamazzi dei bambini nel cortile; l’acqua tracimante dai vasi sui balconi; la presenza di gatti nel cortile o di cani in ascensore o i mozziconi gettati dalla finestra.

Perché se è vero che le denunce sono in calo, resta il fatto che i rapporti di buon vicinato sono per qualcuno nulla più che un modo di dire.

Tanto che Confedilizia ha stilato uno "stressometro" per misurare la temperatura alla litigiosità tra vicini.

E per gli irriducibili mette a disposizione dei conciliatori, come alternativa al ricorso in giudizio.

Lo "stressometro" raccoglie le risposte, in percentuali positive o negative, al questionario sottoposto a un campione di 2000 partecipanti alla passata edizione della Festa del condominio.

Un’occasione per mettere da parte i risentimenti per quel vicino che proprio non sa farsi i fatti suoi (lamentano 7 intervistati su 10) o per chi non rispetta le regole condominiali (denuncia oltre la metà degli intervistati).

Perché non sono tanto le ragioni economiche a far battibeccare, quanto le "questioni di principio", ammettono 7 intervistati su 10.

E nonostante più della metà dichiari di scambiarsi a malapena un saluto con il vicino sul pianerottolo, quando va in vacanza preferisce non perderlo di vista, portandosi dietro il suo numero di cellulare.

Non si sa mai occorresse qualcosa. Se poi la lite scoppia, meglio non restare arroccati sulle proprie posizioni - ammoniscono all’unisono gli addetti ai lavori- e cercare una soluzione amichevole, anche con l’aiuto dell’amministratore cui spetta il ruolo di mediare, laddove si può.

Perché i dissapori sulla gestione degli spazi comuni possono portare ben oltre la banale scaramuccia: in casi estremi sfociano in tragedia, come testimonia l’ultimo rapporto Eures-Ansa sull’omicidio volontario.

Tra il 2000 e il 2006, si legge nel documento, in Italia sono state 131 le vittime di omicidi di vicinato, di cui 20 scatenati per contrasti sulle abitudini di vita.

Come quel rumore di troppo o il parcheggio occupato impropriamente.

Fonte: Paola Toscani de Il Messaggero

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