venerdì 19 dicembre 2008

Spazio all’ascensore.


L’installazione dell’ascensore non rientra nel’elencazione delle opere che il singolo portatore di handicap può far eseguire in via di autotutela e a proprie spese anche senza il consenso dell’assemblea.

Nonostante il mancato espresso riferimento all’ascensore nel dettato normativo, l’interpretazione ormai acquisita della legge è per l’inclusione anche di tale impianto tra quelle tipologie di lavori idonei ad eliminare le barriere architettoniche.

I giudici hanno in pratica colmato la lacuna legislativa richiamandosi alla possibilità concessa ad ogni singolo condomino di fare uso delle cose comuni senza alterarne la destinazione e non impedendo agli altri condomini di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

L’eventuale sacrificio da quest’ultimi subito – derivante dalla privazione dello spazio occupato per l’installazione della piattaforma dell’ascensore – trova invero compensazione con l’interesse di natura prioritaria della persona diversamente abile a una vita sociale e di relazione agevolata.

In tale ottica, si è a volte ricorsi a vere e proprie forzature anche del concetto di innovazione,ammettendo che il pregiudizio per alcuni condomini della originaria possibilità di utilizzare le scale e l’androne occupati dall’impianto di ascensore collocato a cura e spese di altri condomini non integra l’ipotesi di innovazione vietata ove risulti che all’originario uso della cosa comune si sostituisca un migliore godimento di essa, anche se di diverso contenuto.

Pure è stato escluso che l’apertura di un varco nell’androne condominiale al fine di installare l’ascensore comporti lesione al decoro architettonico.

Ragioni di pubblico interesse e di solidarietà sociale, invocabili in ogni caso in cui i destinatari dell’impianto siano i portatori di handicap, rendono addirittura lecite le opere di modesta escavazione nel sottosuolo comune, purché realizzate senza arrecare danni alla struttura condominiale.

E ancora: proprio per agevolare il superamento delle barriere architettoniche , la speciale normativa introduce la possibilità di derogare alle norme sulle distanze previste nei regolamenti edilizi, imponendone il rispetto solo in rapporto a fabbricati limitrofi a quello dove si installa l’ascensore, quando tra questi non si interponga alcuno spazio.

Il che consente al condomino di legittimamente chiedere di installare l’impianto all’esterno pur in difetto delle minime distanze che la legge prevede dagli appartamenti degli altri condomini.

L’ultima parola spetta sempre all’assemblea, che però, in presenza dei pur ridotti presupposti voluti dalla legge per favorire il portatore di handicap, non sembra avere molta voce in capitolo.

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