lunedì 20 ottobre 2008

Quando non è coinvolto l'amministratore il «custode» risponde dei crolli.


Non ricade sempre sull'amministratore la responsabilità penale derivante dalla custodia di un condominio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 13934/2008, esaminando il caso di un ragazzino che era stato colpito dalla caduta di calcinacci da uno stabile (lesioni giudicate guaribili in alcuni giorni).

Accertato che l'incidente era dovuto alla mancata manutenzione, sia il Tribunale che la Corte d'Appello avevano condannato i proprietari dell'immobile – ognuno per sé – al pagamento di una multa per i reati previsti dagli articoli 677 e 590 del Codice penale, in tema di lesioni personali colpose, compreso il risarcimento del danno alla parte civile.

L'articolo 677 considera responsabile «il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza dell'edificio o della costruzione, il quale omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo».

Nel ricorso presentato in Cassazione, i proprietari hanno affermato che il soggetto tenuto alla conservazione dell'edificio andava identificato nell'amministratore del condominio.

Toccava a lui, secondo i ricorrenti, disporre gli interventi di manutenzione.

I giudici di legittimità, tuttavia, ha ritenuto infondata questa tesi.

Infatti il reato previsto dall'articolo 677, per giurisprudenza consolidata, presenta le caratteristiche di reato proprio, ed è la qualità di "proprietario dei beni" che consente di identificare il responsabile.

Inoltre, all'amministratore è attribuita soltanto la gestione ordinaria delle cose comuni, prevista dall'articolo 1130 del Codice civile.

Di conseguenza, la responsabilità del singolo condomino può essere affermata quando il "pericolo di rovina" riguardi la parte di edificio di cui egli sia proprietario esclusivo.

E questo perché al compimento dei lavori delle parti comuni devono provvedere, secondo i casi, l'amministratore o l'assemblea dei condomini (si veda la sentenza della Cassazione 9206/1980).

Lo stesso dicasi quando manchi l'amministratore (si veda la sentenza della Cassazione 9866/1996).

Negli edifici in condominio, invece, l'obbligo di rimuovere il pericolo derivante dalla rovina di parti comuni della costruzione – la cui violazione integra il reato contravvenzionale previsto dal l'articolo 677 – incombe sul l'amministratore, pur potendo insorgere in via autonoma a carico dei singoli condomini qualora, per cause accidentali, l'amministratore non possa intervenire tempestivamente.

L'amministratore, infatti, ha il potere di ordinare lavori urgenti di manutenzione straordinaria.

Potere da cui discende l'obbligo giuridico di attivarsi senza indugio per l'eliminazione delle situazioni pericolose (Cassazione 7764/1996).

Fonte: Luana Tagliolini de Il Sole 24Ore

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