mercoledì 17 settembre 2008

Riscaldamento: la Cassazione aiuta il " distacco ".

In una recentissima sentenza ( n. 7518/2006 inedita ) la Suprema Corte ha considerato rientrante nella categoria delle delibere nulle, per violazione del diritto individuale del condomino sulla cosa comune, la delibera assembleare che respinga la richiesta di autorizzazione al distacco dall'impianto centralizzato.
La preziosa puntualizzazione della sentenza in tema di distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato del condominio, è la conseguente deduzione di un orientamento affermato e nuovamente riconfermato che legittima la rinunzia del singolo condomino all'uso del riscaldamento centralizzato e il distacco dalle diramazioni della sua unità immobiliare dall'impianto termico comune, senza necessità di autorizzazione o approvazione degli altri condomini.
Si ribadisce, inoltre, il suo obbligo di pagamento delle spese per la conservazione dell'impianto, ( ai sensi dell'articolo 1118 del Codice civile il condomino non può rinunziare alla proprietà dei beni comuni per sottrarsi al contributo nelle spese per la conservazione ) mentre la partecipazione alle spese di gestione è dovuta se e nei limiti in cui il suo distacco non si risolve in una diminuzione degli oneri del servizio di cui continuano a godere gli altri condomini secondo un principio ormai consolidato di possibile rinuncia al servizio comune.
Forse conseguentemente " la delibera assembleare che, pur in presenza di tali condizioni, respinga la richiesta è nulla per violazione del diritto individuale del condomino sulla cosa comune ".
Ad essa si applicheranno le regole che disciplinano l'esercizio dell'azione di nullità che, oltre a essere imprescrittibile, può essere fatta valere solo da un condomino ( assente o presente, consenziente o dissenziente o astenuto e non terzo estraneo al condominio, essendo tale status requisito essenziale per la configurabilità del suo interesse ad agire, come afferma la Cassazione con sentenza n. 8135/2004 ), che abbia un interesse in concreto da dimostrare, in quanto, " posto che il giudice può e deve rilevare la eventuale nullità dell'atto posto a fondamento della domanda, non ha senso ove a essa la parte non abbia interesse che detta nullità sia effettivamente rilevata " ( Cassazione, sentenza n. 15377/2000 ).
Articolo tratto da " Il Sole 24Ore "

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