martedì 30 settembre 2008

Il condominio non paga la giacenza di gasolio.

Se l'impianto di riscaldamento viene trasformato in impianto a metano, il gasolio rimasto nel serbatoio condominiale, salvo patto contrario, è di proprietà dell'impresa che curava la manutenzione: dunque il costo non può essere addebitato ai condomini.

Lo ha stabilto il Tribunale di Milano, con la sentenza 8897 del 24 giugno 2008.

Nel caso esaminato dal giudice, la società che gestiva la manutenzione dell'impianto termico dell'edificio, curando anche la fornitura del gasolio, aveva citato in giudizio il condominio.

Sei anni dopo il recesso dal contratto di fornitura da parte del committente-condominio, la società chiedeva il pagamento di una somma pari al prezzo contrattuale del gasolio rimasto inella cisterna.

Il condominio si era difeso sostenendo di aver legittimamente e tempestivamente esercitato il recesso dal contratto di appalto, nel momento in cui aveva deciso di passare al riscaldamento a metano: perciò il residuo di gasolio presente nella cisterna era di proprietà dell'appaltatore.

Tanto più che il contratto prevedeva un corrispettivo complessivo per la gestione del riscaldamento, indipendentemente dai litri di combustibile consumati.

Infine il condominio contestava anche la quantità di gasolio residuo e chiedeva la chiamata in causa della società che aveva effettuato la bonifica e aveva accertato la quantità della giacenza prima di prelevarla.


Secondo il Tribunale, in base agli articoli 1362 e seguenti del Codice civile, il contratto deve essere interpretato ed eseguito secondo la buona fede.

In quest'ottica, non si comprende il motivo per il quale la società appaltatrice, alla scadenza del contratto, non abbia provveduto a svuotare la cisterna del gasolio.

Entrando nel dettaglio delle clausole contrattuali il Tribunale ha puntualizzato che, a norma dell'articolo 1370 Codice, le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o in formulari predisposti da uno dei contraenti si interpretano a favore dell'altro.

Nel caso di specie, si trattava di chiarire il significato una clausola del contratto di appalto-fornitura, secondo cui "il combustibile depositato dall'appaltatore rimane di proprietà di quest'ultimo e l'esistenza o meno di giacenza di combustibile nel serbatoio non avrà alcuna influenza sulle eventuali variazioni previste dall'articolo 2 " ( clausola, quest'ultima, riguardante l'eventuale revisione del prezzo ).

Secondo l'appaltatore, la clausola richiamata significava che il gasolio rimaneva di sua proprietà e, dunque, doveva essergli pagato.

Secondo il condominio, invece, la clausola significava che il gasolio era di proprietà dell'appaltatore che avrebbe dovuto farsi carico di prelevare la giacenza a fine contratto.

In definitiva, seconso il Tribunale, i principi di buona fede ( articoli 1366 e 1375 del Codice civile ) e il principio di interpretazione del contratto contro il suo autore ( articolo 1370 del Codice civile ) obbligavano la società a prelevare il carburante.
Anche perchè il committente, a seguito della trasformazione dell'impianto, non avrebbe potuto utilizzare in alcun modo il combustibile.

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